Il Teatro dell’Oppresso nasce ad opera di Augusto Boal, uomo di teatro brasiliano che, negli anni ’50, comincia un percorso di ricerca esistenziale (attraverso i paesi del Sudamerica fino in Europa) e metodologico (partendo dal metodo Stanislavskij e dal teatro di Brecht, fino a forme analoghe allo Psicodramma moreniano), che approderà ad una forma di teatro politico e sociale nuovo, nutrito, dal punto di vista pedagogico, dell’opera di Paulo Freire: La Pedagogia degli Oppressi.
Quindi è un approccio multidisciplinare al teatro, ma ciò non toglie che abbia un suo linguaggio particolare, questo si può vedere specialmente nella drammaturgia del teatro Forum e nell’Estetica dell’Oppresso, ultima metodologia sistematizzata dall’autore prima della sua morte.
L'estetica dell'oppresso vuole promuovere l'espansione della vita intellettuale ed estetica dei partecipanti ai laboratori di Teatro dell'Oppresso affinché non svolgano solo la funzione dell'attore che rappresenta un personaggio sul palco.
Si vuole espandere la loro capacità di comprendere il mondo e la possibilità di comunicare agli altri membri delle loro comunità, le conoscenze raggiunte, scoperte, inventate o reinventate.
L'Estetica dell'Oppresso si basa sull'idea che il Teatro dell'Oppresso è un Teatro Essenziale, nel senso che si riferisce all'essenza propria dell'essere umano. Ogni essere umano è Teatro, grazie alla sua capacità di “vedersi” mentre agisce, di essere spettatore di se stesso.
Di riuscire a individuare in se stesso uno spettatore e un attore, allo scopo di moltiplicare la capacità di capire le sue azioni. La capacità di rappresentare la realtà, ovvero ritrarre il reale in una sua immagine, ha anche la funzione di proiettarci nell'esame delle possibilità future.
Anche l'EdO, come il TdO ha lo scopo di sviluppare le capacità di ricreare e analizzare la realtà, immaginare o inventare il futuro. Strumenti nel percorso di scoperta di queste potenzialità e capacità trasformatrici, sono attività nel campo della parola, dell'immagine, del suono e dell'etica.
Luciana Talamonti ha formato in Teatro dell’Oppresso compagnie a Bologna (Krila), Torino (Teatro dell’Ortica), Ecuador, Bolivia, Argentina, Uruguay e Palestina. Si possono veder le foto, di quest’ultimo lavoro su questioni di genere e onore in Palestina con la compagnia Al Harah Theatre