Peso Specifico Teatro - Modena

SPETTACOLI

VASILISSA E LA BABA JAGA

Narrazione in musica per la rassegna in streaming “Musiche da Favola” del Teatro Comunale Pavarotti di Modena

Narratrice Alessandra Amerio

Regia Roberta Spaventa

Musiche originali Raffaele Sargenti

Pianoforte Nicola Fratti

Percussioni Giacomo Fato

Oggetti di scena Elisa de Benedetti

Produzione Teatro Comunale Pavarotti Modena

Tecniche: Narrazione con musica dal vivo e miniature

Durata: 20′

Età: 6 –  10 anni

Vasilissa rimane orfana all’età di otto anni. Sul letto di morte, la madre le dona una bambola dicendole di portarla sempre con sé e di prendersi cura di lei: la bambola può infatti prendere magicamente vita e aiutarla ad affrontare le difficoltà. L’incontro con la strega Baba Jaga la metterà a dura prova, ma grazie ai consigli della bambola, Vasilissa riuscirà a trovare ciò che cerca.
 
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IL PALADINO SENZA NOME

Con Santo Marino e Pietro Fabbri

drammaturgia Santo Marino

regia Roberta Spaventa

tele e pupo Santo Giliberto

produzione Peso Specifico Teatro

Sbucato da chissà dove, arriva un teatrino viaggiante guidato da due stravaganti cantastorie: Messer Vallando, il primattore dalla memoria traballante e Giufà, il suo servo-musicista, fedele e un po’ ingenuo. Nel tentativo di mettere inseme i ricordi, Vallando si serve del kamishibai: un antico strumento giapponese con cui accompagna la narrazione attraverso lo scorrimento di immagini dipinte. Queste figure, però, rimandano stranamente al mondo dei paladini di Francia e alla tradizione dei pupi siciliani, per lui misteriosamente confusa. Giufà, dal canto suo, sa che nel teatrino è nascosto un pupo e muore dalla voglia di vederlo. Così, dopo l’ennesima e insistente richiesta, Vallando decide finalmente di mostrarglielo e, aprendo il sipario su di un piccolo mondo abbandonato, estrae il Paladino Senza Nome, un pupo dall’aspetto molto umile che ha perso addirittura il filo: quello del braccio e… quello della storia! Nella disperata ricerca della sua vera identità, Giufà aiuta Vallando prendendo confidenza con il kamishbai e con le immagini in esso custodite. Così, i due cantastorie, si trovano ad evocare le vicende di un giovane che voleva diventare cavaliere, della sua prima lotta contro il drago, del duello con la temibile Rovenza dal Martello, di un’  Orlando furioso ridotto in mutande, fino all’improvviso colpo di scena. Lottando contro la vergogna di una memoria perduta, si rafforza sempre di più l’idea che la storia possa continuare in modo nuovo, trasformando una difficoltà in una possibilità. Il Paladino ritrova la sua anima e quel filo interrotto, considerato inizialmente un difetto, diventa il tratto distintivo del suo essere unico e ancora attuale. 

BARBABLU

drammaturgia e regia Roberta Spaventa
con Cristina Carbone, Santo Marino, Martina Racanelli, Alessandra Amerio

disegno luci Santo Marino
costumi Cristina Carbone
sound designer Kheyre Walamaghe

Due bambine, due donne, percorrono i fili della loro infanzia tra antiche cantilene e pianti ininterrotti, trovandosi in un’adolescenza fatta di illusioni e speranze romantiche. Le loro sagome, delineate da giochi di luce e di ombra, danzano nel percorso della vita a ritmo spezzato, vittime di un sentire amputato, a volte violento. Cercano di definire il carattere, la propria identità, alla ricerca di una consapevolezza spesso faticosa, fatta di continui movimenti verso l’esterno, verso l’Altro. Ma l’Altro è Barbablù, un mago mancato, che per avvicinarsi troppo al sole ha bruciato le sue ali, cadendo rovinosamente al suolo. L’incontro potrebbe essere fatale. Le donne rimangono abbagliate dal magnifico, un’ironia pungente e contagiosa che Barbablù sfoggia con esilarante savoir faire.

In una scena delineata da un’attesa pesante ed inquietante, Barbablù appare nel suo essere più fascinoso e al contempo pericoloso: un cantore di altri tempi con doni e gioielli preziosi. La curiosità delle due donne si fa coinvolgimento affettivo e desiderio carnale, nonostante quella “barba” non smetta mai di scintillare: tra partiture fisiche e stridenti vocalizzi il rapporto amoroso cede, così, ad una violenza di fondo, sebbene si intraveda una ferita lacerante. Il corpo di Barbablù si dimena, acquisendo sembianze quasi bestiali, per poi ricomporsi austeramente e compiere il rituale fatidico: la mattanza.  Appare dunque un quarto personaggio, un fantasma, un incubo ricorrente…

Le due donne, parti diverse di un unico femminile, potranno affrontare la dura realtà? Aprendo la porta proibita saranno in grado di sostenere la visione?

Barbablu è uno spettacolo che attraversa le dinamiche della violenza trasversalmente, per aprire a quella parte di sé a contatto con la ferita e permettere una riflessione prima di tutto emotiva, ma anche cognitiva, delle dinamiche di dipendenza e violenza. Nel finale ho rappresentato un ipotetico tribunale dove il popolo gioca a turno il ruolo di accusato e accusatore, in un eterno ciclo che pare esistenziale. In realtà ho voluto parlare del dolore, dello svilimento e della sfiducia che spesso l’essere umano vive su di se in prima persona, senza avere strumenti per compensare e trasformare questa mancanza. Così il circolo della violenza si instaura nel rapporto con sé stessi e con gli altri, creando dinamiche di difficile scioglimento. Nel sottrarsi a questo gioco e rimanere nella propria ferita, per poi sanarla attraverso un percorso personale, sta lo scarto finale dell’intero spettacolo che, pur seguendo le fila della fiaba, nella convinzione della responsabilità totale dell’essere adulto nel compiere violenza, cerca una risposta sulle radici di quest’ultima e delinea un’ipotesi di cambiamento possibile. La mia ricerca sulla violenza parte nel 2004, anno della tesi in Psicologia Clinica all’Università di Padova, e segue le fila di tutti gli spettacoli che ho scritto e diretto con la compagnia Peso Specifico. Lo spettacolo è stato presentato anche ad alcune utenti delle comunità di recupero dalle dipendenze “La Torre” e “La Mimosa” di Modena, seguita da una profonda ed emozionante discussione che mi ha fatto comprendere il potenziale non solo artistico, ma anche preventivo e formativo dello spettacolo stesso.

Roberta Spaventa

IL FINIMONDO
Varietà apocalittico

regia Santo Marino

con:  Alessandra Amerio, Cristina Carbone, Santo Marino

musica in scena: Massimo Caruso

costumi: Cristina Carbone  

Il Finimondo è un varietà: un genere di spettacolo ormai scomparso che affonda le sue radici nella tradizione    popolare ma che contemporaneamente è stato fucina di innovazioni e avanguardie. Dal varietà venivano Petrolini, Viviani e Totò. Metterlo in scena oggi significa per noi riprendere una tradizione interrotta, significa  cercare un dialogo con il pubblico, senza divisioni tra palco e platea, significa affrontare un teatro al cui centro sta esclusivamente l’attore.

Il Finimondo parla della fine di un’epoca: la nostra. Lo fa con il linguaggio di quasi un secolo fa, quando le avanguardie artistiche erano tutte protese verso il nuovo. Oggi quelle spinte innovatrici sono crollate di fronte alla crisi del modello occidentale. Così sentivo l’esigenza di raccontare questa condizione dal punto di vista degli attori, con tutta la “cialtroneria” che ne consegue. Ecco allora che una piccola compagnia di varietà fa i conti con la fine del mondo. C’è chi ha perso per sempre un anello di brillanti, chi rimpiange i grandi palcoscenici di un tempo, chi ha rinnegato l’amore in favore della guerra, chi pretende dalla propria figlia il rimborso spese della sua esistenza… Per tutto il tempo aleggia lo spettro di un’apocalisse a metà tra realtà e finzione. Tuttavia, gli attori e il pubblico vengono chiamati a fare i conti con la fine: quella del mondo, quella dello spettacolo? Monologhi e dialoghi, canzoni e canzonette, acrobati e balletti. Karl Valentin, Ettore Petrolini, Kurt Weill le principali ispirazioni.

Un varietà apocalittico, dunque. Citando F. T. Marinetti: “la sintesi di tutto ciò che l’umanità ha raffinato finora nei propri nervi per divertirsi ridendo del dolore materiale e morale”.

Signore e signori, benvenuti alla fine del mondo!                                                                           

Santo Marino

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CHI E' FUORI E'FUORI

Testo e regia Santo Marino

con Santo Marino e Marco Marzaioli

Un paradosso: essere fuori, a volte, significa stare dentro. E’ la condizione del detenuto, del matto, del clandestino, di coloro che sono esclusi. Solo che a volte nella vita, come in teatro, ci si scambiano i ruoli: si cambia scena e le dinamiche si invertono. In teatro, come nei sogni, i confini si assottigliano fino a diventare sfumati… L’Ultras e la Guardia sono entrambi alla ricerca della libertà e, sebbene i loro percorsi siano apparentemente molto distanti, hanno in comune molto più di quanto possa sembrare. Attraverso un vicenda dai contorni cangianti, immersi in uno spazio e un tempo dai movimenti elastici, i personaggi dello spettacolo sono esposti ad una continua corrente d’aria: tra un fuori sempre meno disposto ad accettare l’estraneo e un dentro asfissiante, dove emergono ricordi passati, desideri, scomode verità. Chi è il signor Kallal Iban? Cosa è successo il giorno dell’ultima di campionato? Chi è il nemico veramente? Queste ed altre domande accompagnano l’incontro tra due esseri umani che rivendicano il proprio posto nel mondo.

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FACEVO IL MORTO...​

drammaturgia e regia Roberta Spaventa 

con Santo Marino e Angelo Argentina

Uno spettacolo che parla di uno stato dell’essere, del senso di estraneità dell’uomo di fronte al Confine, qualunque esso sia. Una denuncia esistenziale, ma anche sociale, dove il limite diviene ipotesi del valicabile. Il potere, sovrastruttura silente, toglie all’altro ogni possibilità di azione, oppure lo costringe a una reiterazione perpetua senza possibilità di scelta. Incombe sull’agire umano muovendone le fila e dispensandone l’assoluzione. I due personaggi, Duca e Fido, già vittime nella loro giurisdizione, non avranno così altre chance, neppure oltre il Confine, specchio arido e muto della loro realtà. Fido, nell’attimo di presa di coscienza di una realtà misera e svilente troverà nel proprio annientamento la soluzione per sottrarsi a quel moto perpetuo di sottomissione e Duca, negando in un delirio di onnipotenza la realtà contingente, sarà sorpreso dalla morte, la propria e quella dell’amico fedele. Null’altro resta in un mondo dove il limite si fa barriera invalicabile o invisibile solcatura. L’Altro è un pericoloso estraneo!

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ALICE A QUEL PAESE

di e con Cristina Carbone e Santo Marino

Alice cade… cade… cade… e quando atterra non sa più dov’è. Ma soprattutto non sa più chi è. Di sicuro non è un pesce, ma neanche un fiore e se ne accorge bene il Gatto del Cheshire, così come il Bruco e il Cappellaio Matto. Forse è una regina, ma forse solo una bambina. Per scoprirlo dovrà attraversare quel mondo fantastico ma mai rassicurante, come in una partita a scacchi, per poi tornare con alcune risposte e altrettante nuove domande…

Repertorio

LA TRILOGIA DEL POTERE

La trilogia incarna una lunga e impellente riflessione sulla tematica del potere, che incastra gli uomini in ruoli prestabiliti, immobilizzando la società in gerarchie rigide e paralizzanti. Ogni spettacolo indaga un aspetto specifico del potere ed una sua peculiare manifestazione, cercando di rispondere ad una domanda fondamentale: E’ realmente strutturante e necessaria questa modalità o scoprendo le Sue strategie ed i Sui giochi si può uscire da questa impostazione, e chi ne ha la vera responsabilità? Verso: La manifestazione del Potere nelle relazioni interpersonali. Facevo il morto: La manifestazione del Potere nei ruoli sociali e la responsabilità della società stessa. Vuoto a rendere: La manifestazione del Potere nell’evoluzione dell’umanità e la responsabilità della consegna generazionale.

VUOTO A RENDERE

Vuoto a rendere è una favola sull'origine dell'umanità raccontata ai bambini come un viaggio mitologico dai primordi sino ai nostri giorni. Dal canto, come linguaggio usato per significare il mondo, alla vuota parola come status-symbol dell'era moderna, dal rito collettivo agli attuali rituali nevrotici, sintomo di una società che implode su se stessa. Gli stessi personaggi, partiti dall'iniziale condizione primordiale, arrivano ai nostri giorni come esseri umani disadattati, compulsivi, maniacali, forse strampalati, a loro modo poetici. "Vuoto a rendere" assume qui una duplice accezione: contenitore di una tradizione e di una cultura da consegnare alle nuove generazioni che rischia di essere svuotata di senso e di significato; vuoto di identità degli stessi personaggi-attori della vita quotidiana. La musica diviene partitura scenica intrinsecamente legata al viaggio degli attori lungo le fila del tempo che scorre, creando elementi armoniosi e stridenti al contempo …

VERSO

Uno spettacolo sullo scacco della comunicazione, sullo scambio di ruoli vittima/carnefice. Lo spettatore sarà portato in un mondo bizzarro e grottesco, dove il linguaggio, ai limiti dell’assurdo, destrutturato e destrutturate, farà da specchio ad un mondo psicotico, caotico e autoreferenziale dei personaggi, dove il mondo esterno diviene il naturale rispecchiamento dei giochi di relazione instaurati dai personaggi...

UN TOCCO DI MONDO

Tre fiabe tra le magie e gli incanti di terre lontane

Un tocco di mondo

“Oggi non siamo spettatori, oggi il teatro lo facciamo noi” Prendendo spunto da tre fiabe provenienti da tre diversi punti del mondo, proponiamo un ciclo di spettacoli per i bambini e soprattutto con i bambini. I partecipanti infatti saranno direttamente coinvolti nella messa in scena divenendo piccoli attori...

TEATRAL CONCERTO

Il Teatral-concerto è uno spettacolo di varietà e musica che coinvolge il pubblico in un rituale collettivo, in una festa che sta a metà tra la performance e il carnevale. I musicisti sono un po' clown, il tecnico sogna di fare l'attore, il direttore si spaccia per uomo di mondo, la sciantosa balla la tarantella e anche il pubblico viene chiamato a fare la sua parte. L'idea nasce dalla collaborazione tra Peso Specifico Teatro e I Carusi, formazione che affonda le proprie radici nella musica popolare, spaziando dalle Tarantelle, ai Canti corali, alle Musiche della tradizione orale fino ad attraversare più di 500 anni di storia della musica del Sud d'Italia.

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